23 Aprile 2024


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Colli a Volturno - Isernia








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A. Incollingo. Note storiche sul cognome Incollingo (1608 - 1750) Lulu, 2020

28-01-2021 09:12 - Colli e la sua storia
Riflessioni sul catasto onciario di Colli

Il re Carlo III di Borbone, con le prammatiche Forma censualis, etr capitationis, sive de catastis (1741 – 1742) aveva disposto che ogni Università stilasse un Catasto Onciario. Era chiamato così perché l'unità monetaria di riferimento per valutare i patrimoni dei sudditi (beni immobili, animali … ) era l'oncia, corrispondente a sei ducati.

Progettato da Bernardo Tanucci, in nuovo documento catastale era il perno della riforma fiscale del sovrano volta a garantire una tassazione più equa, eliminando i privilegi del clero e dell'aristocrazia. L'Università di Colli aveva redatto il suo catasto a partire dal 1741, ultimandolo sette anni dopo per ragioni ignote, tra il 1748 e il 1749.

Si tratta di conseguenza, di una fonte archivistica non del tutto affidabile per ricavare ulteriori informazioni certe sulla famiglia Incollingo. I dati registrati, infatti, risalgono al 1741, com'è attestato dallo Stato delle Anime di quell'anno, e non sono mai stati aggiornati.

Andrea Incollingo, per esempio, nel Catasto Onciario risulta convivente con tre figli celebi, mentre nel censimento ecclesiastico del 1746 il figlio maggiore, Valentino, è sposato con Lucia D'Acchioli, ha un bambino, Felice, e abita con il padre e i fratelli.

Nel catasto di re Carlo, i maschi adulti della famiglia, che avevano un'età superiore ai 14 anni, erano <>, lavoratori manuali a giornata o <> , agricoltori addetti all'aratura dei campi.

Le famiglie di Andrea, che era cieco all'epoca, e Nicola, figlio di Giovanni Battista, vivevano nel rione La Torre, quelle di Berardino e Nicola, figlio di Domenico, nel <>, Ludovico e i suoi familiari nel quartiere San Giovanni, mentre Gennaro abitava con la figlia, il genero e i nipoti in località Li Chiavali.

I procuratori della cappella del Santissimo Sacramento del Rosario (o <>, com'è chiamata nel Catasto Onciario) e della chiesa di San Leonardo prestavano denaro ai collesi, oltre ad amministrare i loro beni immobili (siglavano atti di acquisto, vendita o donazione).

Gennaro doveva rendere trenta carlini al curatore della <>, e dodici ducati all'amministratore di << San Leonardo>>. Berardino restituiva a quest'ultimo nove ducati a rate. In altri casi, invece, i procuratori diventavano comproprietari dei beni immobili o degli animali acquistati con i soldi dati in prestito. Andrea, Gennaro e Nicola (di Giovanni Battista) possedevano mucche e/o buoi <> con la chiesa di San Leonardo. Nicola (di Domenico), infine, aveva un << bove comune>> con la <>: i denari per l'acquisto dell'animale provenivano direttamente dalle casse dei feudatari di Colli, i marchesi Carmignano d'Acquaviva

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