Notizie

FOIBE LA SUA STORIA CON IL DRAMMA DEGLI ESULI GIULIANI E DALMATI

22-02-2026 08:50 - FOIBE ED ESULI


Il 10 Febbraio di ogni anno si commemora la Giornata del Ricordo, in memoria delle vittime delle FOIBE e dell’esodo giuliano dalmata, giornata istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92.

Ma occorre ripercorrere eventi e tragedie che hanno martoriato i territori del confine Nord-orientale italiano.

E’ opportuna una lettura attenta e storicizzata, fondata sulle ragioni del dramma, su cui si è taciuto per molto tempo.

Opportuno partire dalle condizioni createsi in Istria e nell’area adriatica a decorrere dal 1919 e dalle successive forme di sudditanza operate dal fascismo nei territori che dal 1941 in poi, nel corso della 2^ guerra mondiale, furono bersagliati da imposizioni e comportamenti dittatoriali, non privi di campi di concentramento e repressioni, oltre che di imposizioni a danno degli alloglotti.

Nel 41, insieme ai Nazisti, l'Italia fascista occupò la Dalmazia, la Slovenia e la Croazia.

Seguirono stupri, massacri, bombardamenti e deportazioni di massa specialmente a danno dei Serbi, deportazioni di cui gli Italiani furono parte attiva con la deportazione e creazione di campi di concentramento almeno 31 (a Kraljevica, Lopud, Kupari, Korica, Brac, Hvar, ecc.), disseminati dall'Albania all'Italia Arbe (Rab) fino a Gonars e Visco nel Friuli, a Chiesanuova e Monigo nel Veneto. Solo nei lager italiani morirono 11.606 sloveni e croati. Nel lager di Arbe Jugoslavia) ne morirono 1.500 circa. Vi furono internati soprattutto sloveni e croati (ma anche "zingari" ed ebrei), famiglie intere, vecchi, donne, bambini.

Alla fine della guerra la Jugoslavia conterà circa un milione e mezzo di vittime, uomini donne vecchi e bambini, di cui 550.000 attribuibili direttamente alle truppe d'occupazione Italiane.

La terza grande offensiva si svolge dal 12 aprile al 15 giugno 1942, sotto la direzione del generale Roatta. Ancora una volta grandi perdite, stragi e distruzioni: non viene raggiunto l'obiettivo di annientamento.

Intensificazione delle azioni contro guerriglia in Slovenia da parte delle forze del XI^ Corpo d'Armata (quattro Divisioni italiane, con l'aggiunta dei fascisti sloveni della "Bela Garda" (Guardia Bianca). Sempre feroci le azioni di terrorismo contro i civili e la deportazione delle popolazioni di intere zone, senza distinzioni di sesso e di età.

In una lettera spedita al Comando supremo dal generale Roatta in data 8 settembre 1942 (N. 08906), viene proposta la deportazione della popolazione slovena. "In questo caso scrisse si tratterebbe di trasferire al completo masse ragguardevoli di popolazione, di insediarle all'interno del regno e di sostituirle in posto con popolazione italiana".

In realtà sistemi di aggressione e controllo dei processi esistenziali e comportamentali tenuti anche per effetto della “Circolare 3C” del 1° marzo 1942, oppure al seguito della istituzione dell’'Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia, istituito nell'aprile del 1942 dal Ministero degli Interni a Trieste.

A partire dal 1942, con l’entrata in scena della resistenza iugoslava, che sotto il comando di Josip Broz (nome di battaglia: Tito) si caratterizzò quale resistenza comunista e assunse i connotati di una formazione militare antifascista e anti italiana, espressione di vero e proprio esercito popolare di liberazione della Iugoslavia.

A complicare le cose fu anche la presenza dell’Esercito iugoslavo in patria (JVUO, anche detto dei CETNICI), un’organizzazione rivale, monarchica e nazionalista, tendenzialmente antinazista ed inizialmente appoggiata dai britannici, ma pronta a collaborare coi fascisti italiani contro i partigiani di Tito e contro gli ÙSTASCIA , ultranazionalisti croati che rivendicavano la Dalmazia italiana.

Nell’autunno del 1943 si verificò la prima ondata di violenza nei confronti degli italiani in Istria; molti furono uccisi e/o gettati nelle foibe.

L’Esercito di Tito colse l’occasione per assumere il potere nelle restanti zone dell’Istria non occupate dai nazisti. Migliaia di italiani furono arrestati da contadini e partigiani.

Il trattato di Parigi del 1947 riguardava i territori ceduti dall’Italia alla Jugoslavia che stabiliva di fatto l’arretramento del confine italiano e addirittura il controllo su Trieste classificato in due zone ( A e B) con notevoli conseguenze sociali ed esistenziali.

In sostanza Istria, Zara e Fiume- Territorio libero di Trieste, Alta valle dell‘Isonzo, Valle del Vipacco, parte dell’Altopiano Carsico, la quasi totalità dell’Istria, le isole Cherso e Lussino, Lagosta e Pelagosta, questo il contenuto dell’accordo..

In buona sostanza, cittadini italiani dei territori ceduti alla Jugoslavia avevano davanti a sé due possibilità:

- Acquisire la nuova cittadinanza jugoslava;

- esercitare il diritto di opzione per la cittadinanza italiana, abbandonando entro un anno i luoghi natii, appena divenuti territorio jugoslavo. La stragrande maggioranza, quasi la totalità, scelse la cittadinanza italiana.

Quello che non si era realizzato del tutto con la tragedia delle Foibe (più di 10.000 vittime si concluse con l’esodo di circa 300.000 italiani, per la maggior parte censiti dall’Opera di Assistenza ai Profughi Giuliani e Dalmati che vennero ospitati in 92 città italiane, da nord e sud, con immensa pena e spesso anche qualche malevolo pregiudizio da parte dei residenti.

Quanto sopra tenendo conto dei dati statistici, delle vicende storicamente accadute e delle valutazioni di due storici, Davide Conti e Gianni Oliva, che non si risparmiano sulle responsabilità di uomini politici quali Togliatti e soprattutto uomini di governo, De Gasperi in primis, i quali si sono affidati all’opportunismo diplomatico - politico anziché alla denuncia dei fatti tragici accaduti.

Giuseppe D’Acchioli

NB notizie storiche effettuate anche con ricerca sui vari siti e social

INTERVISTA AD ADRIANA GIOVANNINI CHE HA VISSUTO QUEL DRAMMA

Parliamo con Adriana Giovannini che da bambina ha vissuto inconsapevolmente il problema dell’esodo Istriano e che ci racconta un pezzo importante della sua vicenda

Sono nata a Muggia (Trieste) come mia madre, mentre mio padre era nato a Trieste, ma da bambino era vissuto a San Rocco vicino il cantiere navale oggi diventato un grande ed importante porto e con i miei genitori, vivevamo una vita dignitosa e tranquilla.

Poi cosa successe

Mio padre rientro dal militare vedendo che purtroppo c’era fermento e le truppe di Tito la facevano da padrona, con fucilazioni arresti ed altro de per non sottostare decise di trasferire con urgenza la famiglia ed io ero in fasce, con destinazione Napoli presso una sorella che li viveva.

Ma poi non tornaste più a Muggia

Odiava questa situazione e non voleva rientrare a Muggia anche alla luce di quello che ancora accadeva ed anche perché Trieste non era libera ed era classificata in due zone ( A e B) con notevoli conseguenze sociali ed esistenziali e per questo decise di rimanere a Napoli.

Come vivevate e quali entrate

Mio padre, fece regolare richiesta e venne assunto presso l’Ente Autonomo Volturno una azienda elettrica che stava costruendo centrali e venne mandato a Rocchetta al Volturno dove stavano costruendo la centrale idroelettrica tra Colli e Rocchetta al Volturno.

E dove eravate andati ad abitare

All’inizio andammo ad abitare a Colli a Volturno in via Marconi, dove nacque mia sorella Franca e poi l’Ente Autonomo Volturno ci assegnò anche una graziosa casetta dove siamo rimasti fino agli anni 70 poi trasferiti a Frosinone dove ancora abito.

Quali i tuoi ricordi di quel periodo

Ricordo che quando arrivammo a Colli non riuscivamo a renderci conto, si proveniva da una grande città prima del nord e poi Napoli e vedere tutte le donne vestite in un modo antico e con lo scialle mentre mia madre aveva il cappotto e veniva guardata in un modo strano.

Doveste cambiare anche le abitudini

Dopo un poco di tempo ci adeguammo, anche perché la gente era cordiale e disponibile e mia madre la chiamavano “La Triestina” perché proveniente da Trieste.

Da esuli come vi sentivate

Noi non possiamo definirci esuli, anche se lo eravamo, perché mio padre senza aspettare le disposizioni governative ci trasferì tutti a Napoli e non abbiamo mai potuto usufruire dei Bonus ed agevolazioni che davano agli esuli, non siamo mai stati nei campi profughi allestiti in Italia, pertanto anche nel partecipare a concorsi agli esuli davano un punteggio aggiuntivo mentre noi non siamo mai stati riconosciuti pure se eravamo stati privati dei nostri averi a Muggia.

Cosa sono le FOIBE

Sono delle cavità, delle voragini profonde che vennero utilizzate per nascondere le vittime

E delle FOIBE ne pensi

Oggi parlano delle FOIBE, il giorno 10 febbraio si commemora su disposizione istituita nel 2004, forse non tutti parlano con cognizione di causa, dovevano viverla quella situazione che era stata determinata prima dal governo fascista con le sue leggi poi dalla perdita della guerra ed infine dai comportamenti dei seguaci di Tito che facevano rappresaglie uccidendo in qualsiasi modo oppure sotterrando vivi contestando con il governo De Gasperi ed anche Togliatti che si disinteressarono alla triste vicenda che portò a circa 10.000 vittime innocenti.

Mio zio Giuseppe Giovannini fratello di mio padre sparì nel nulla, si pensava fosse a San Saba, una specie di lager, poi anche lui finito nelle foibe. Questo fu un altro motivo che indusse mio padre a lasciare Muggia.



Fonte: D'ACCHIOLI GIUSEPPE - INTERNET E SOCIAL