23 Febbraio 2024


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GAETANO D'ALESSIO TESTIMONIA SULLA EMIGRAZIONE DELLA SUA FAMIGLIA

14-02-2021 20:14 - Emigrazione nei Continenti
UN'ALTRA GRANDE TESTIMONIANZA DI EMIGRAZIONE DI GAETANO D'ALESSIO
GRAZIE DI CUORE

Ciao Giuseppe come ti avevo accennato, con piacere ecco un mio racconto della storia della emigrazione della mia famiglia. Spero che sia adeguato alla situazione. Ho cercato di ricostruire quel periodo degli anni 60, di quando si partiva con una valigia di cartone per un ignoto in cerca di fortuna, quella fortuna intesa come miglioramento delle proprie condizioni di vita….
Gaetano D’ Alessio

La storia della nostra emigrazione.
Questa che vado a raccontare è la storia dell’emigrazione della mia famiglia.
Nel 1957, mio padre Antonio D’Alessio, (Antonij G’vannella), parte da Colli per emigrare. Era il 27 marzo 1957, da quel momento, saluta Colli lasciando la moglie Graziella, (Raziella Mascigl..) e due figli per cercare lavoro. Lo trova in Francia, dove arriva e prende servizio come operaio tagliaboschi e lavoratore agricolo a Clermond Ferrat .
Rimane in Francia fino al 27 3 1960 quando ritorna in Italia per qualche settimana per poi ripartire emigrante per la provincia di Milano dove arriva in quel di Parabiago (Mi) il 23/11/1960. Prendendo lavoro come operaio in una ditta chimica.
Io, che all’epoca, ero un bimbo ed avevo tra i 5 ed i 7 anni, ricordo che ogni giorno mi mettevo davanti a casa di Davide (Davidd), sott agl mr’cun l’ merije, vicino alla caserma vecchia, abbracciato al lampione dell’illuminazione ed aspettavo il postino di allora e gli chiedevo: Giusè, si vist papà? t’è data la lettera p mamma ?
Lui, con una piccola carezza sul capo, mi rispondeva che non aveva fatto in tempo a passare a prendere la lettera … ovviamente quando la lettera c’era, lui era contentissimo di regalarci un piccolo, grande, piacere. Ancora, recentemente, quando ci siamo incontrati con Giuseppe, mi ha ricordato questo particolare. Lo ringrazio, ancora oggi, per quella sua sensibilità di padre di famiglia.
Nella mia ingenuità pensavo che Giuseppe Mancini, il Postino, passava a prendere la lettera che papà scriveva e la portava a noi..
Poi nel 1960, mio padre, il 23 / 11/ 1960 parte per la provincia di Milano, dove c’era una mia zia, Rosina Mascigl.. che, con suo marito, Costantino, originario di Scontrone, abitava in quei luoghi.
Dopo circa un anno, il 6 dicembre 1961, mio padre tornò a Colli per portare tutta la sua famiglia a Parabiago (Milano), dove giungemmo il giorno dopo.
Ricordo che noi bimbi eravamo elettrizzati perché avremmo fatto un lungo viaggio, avremmo preso il treno, la corriera ed i mezzi di trasporto ….
Noi, che al massimo avevamo avuto a che fare con l’asino che ci portava tra le ceste oppure dentro di esse per andare in campagna …
Ricordo che eravamo elettrizzati per questi motivi: chi avrebbe mai immaginato di prendere il treno, la corriera, la macchina ed altri mezzi di trasporto ?
Ebbene arriva il giorno della partenza, noi bimbi ricordo che eravamo vestiti con giacca e cravatta, sembravamo due figurini … dopo qualche fotografia che papà ci aveva fatto, arriva il momento di prendere le valigie e di salutare parenti ed amici. Tra pianti sinceri e singhiozzi, arriva il momento di salire in macchina: su una Millecento. Saliamo, con destinazione la stazione ferroviaria di Venafro dove aspettavamo il treno, una littorina a vapore, che ci avrebbe portato a Roma dove dovevamo prendere il treno per Milano.
Ricordo come fosse ora la grande commozione: le lacrime, solcavano i nostri visi. Era davvero difficile lasciare gli amici ed i parenti e chissà poi se e quando li avremmo rivisti.
Arrivammo a Venafro, dopo una attesa che non sembrava finire, salimmo sulla littorina, ci sedemmo tutti e quattro insieme e papà ci indicava il paesaggio che scorreva attraverso il finestrino. Dopo pochi minuti il treno arrivò a Vairano Caianello, dove dovemmo cambiare treno per prendere quello che arrivava da Napoli con destinazione Roma. Dopo qualche ora arrivammo a Roma. Papà, che già ci era passato prima, per ingannare l’attesa sapendo che nel piano terra della stazione Termini ci portò in un locale, che sembrava un museo, con dentro alcune macchinette in tutto somiglianti a dei piccoli guerrieri che si muovevano e facevano strani rumori. Per noi bimbi fu una grande emozione vedere quelle cose. Nel frattempo era giunta l’ora di salire sul treno per Milano!!!
Salimmo, emozionati ed elettrizzati, pronti ad affrontare questa avventura per noi mai immaginata.
All’orario stabilito il treno partì, con destinazione Milano, dove la mattina successiva arrivammo.
Ricordo che eravamo seduti in uno scompartimento da otto posti e c’erano anche altre persone. Partito, il treno, pian piano, lasciò la stazione di Roma Termini e le tenebre della notte avvolsero il paesaggio circostante. Durante il viaggio, io, che avevo ricevuto in regalo da papà una torcia a pile, che tenevo in tasca del mio soprabito, ogni tanto la accendevo e, dopo qualche accensione, il viaggiatore che era seduto di fronte a me, mi fece cenno con il capo di spegnerla perché era notte e lui doveva dormire. Mio malgrado lo accontentai …
La mattina, poco dopo l’alba, arrivammo a Milano, stazione Centrale. Rimanemmo estasiati dalla grandezza delle campate che ricoprono i binari. Davvero molto belle …
Per continuare il nostro viaggio, dovemmo uscire dalla stazione per andare a prendere una corriera che ci avrebbe portato nel paese di Nerviano (Milano) dove abitavano i miei zii Rosina e Costantino. Arrivati alla fermata dell’Autobus, salimmo e dopo qualche minuto partì per la destinazione.
Dopo circa un’oretta arrivammo a destinazione. Ricordo che il 7 di dicembre c’era un classico nebbione invernale, tipico della zona. Io rimasi sorpreso e quasi impaurito da quella nebbia e rivolto a mio padre gli chiesi : Papà ma perché non si vede niente?.... Papà, con una carezza sul capo mi rispose: non ti preoccupare, poi arriva il sole e la nebbia sparisce ….
Arrivammo così a casa degli zii dove rimanemmo per tutta la giornata.
Il giorno dopo, a piedi, ci recammo in quella che era la casa che ci aspettava a Parabiago. Era un monolocale in un cortile quasi nel centro del paese. Ricordo che era arredato con una tenda che divideva la zona “giorno” dalla zona notte (dove c’era il letto matrimoniale ed un lettino per me e mio fratello). La zona giorno era arredata con un tavolo, una credenza, delle sedie ed una stufa che serviva per il riscaldamento e per cucinare. All’occorrenza aveva anche delle bacchette per mettere i panni ad asciugare. Ricordo che i servizi erano nel cortile ed erano per tutti gli abitanti del cortile ed ogni volta bisognava vedere che non fosse occupato e quando si era dentro spesso capitava che qualcuno, da fuori, bussava …
Fortunatamente gli altri abitanti si rivelarono molto gentili ed ospitali con noi.
Il giorno dopo, io che andavo già a scuola, fui accompagnato da mia mamma.
Li trovai un Maestro davvero speciale che subito mi accolse e mi presentò agli altri ragazzi dicendo: “Lui si chiama Gaetano, da oggi è qui con noi ed è nuovo del paese perciò mi raccomando siate suoi amici.”
Infatti i compagni di scuola si dimostrarono subito accoglienti e gentili. Dopo qualche giorno andavo a scuola da solo senza aver paura e soprattutto sicuro di aver trovato nuovi amici.
Ricordo che a quei tempi i bambini, in dialetto milanese, venivano chiamati “nanu, nanin” che significa piccolo, piccolino, in senso affettuoso. Ricordo dopo alcune volte che sentii quella parola rimasi quasi dispiaciuto; infatti ad un signore che mi aveva chiamato “nanu” risposi stizzito: non sono un nano !!!
Anche la vita di relazione venne favorita da un sacerdote che era responsabile dell’oratorio. Visto che io non avevo fatto ancora la Prima Comunione, venni iscritto per fare la formazione ed il corso di preparazione idoneo. Ricordo che quel prete quando non ci vedeva in oratorio veniva a cercarci con la sua bicicletta per portarci in oratorio. Ricordo che un giorno che non ero andato, lui venne, con la sua bicicletta e con il suo cappellino della Juventus in testa, a cercarmi a casa. Chiedendo a mia madre perché non mi aveva visto con gli altri bambini.
Mia madre, meravigliata da quella cosa, gli rispose che quel giorno avevo l’esame di quinta elementare.
Passammo un anno in quella casa di cortile poi, siccome doveva essere abbattuto per costruire uno stabilimento di una grossa ditta di Calze, le famose calze Rede, dovemmo lasciare quel locale. Per noi fu un brutto colpo perché dovevamo cercare un altro alloggio. Ricordo che mio padre andava in cerca ed alcune volte portava anche me. Dopo aver sentito più volte la frase ” piuttosto che dare la mia casa ad un terrone, la brucio….” Io rimasi molto dispiaciuto e nella mia ingenuità di bambino di 10 anni chiesi a mio padre: Ma papà, cosa gli hai fatto che ci rispondono così?
Mio padre asciugandosi le lacrime, mi accarezzò il capo dicendomi: non pensarci è gente così…
Mancavano poche settimane al termine prescritto quando il buon cuore di due anziane sorelle che avevano costruito una villetta lì vicino, si aprì e ci offrirono di andare con loro nella loro villettina. Per ospitarci avevano fatto sistemare appositamente un seminterrato. Attorno alla villetta c’era un ampio giardino di cui papà e noi ci prendevamo cura. Ricordo che in quel periodo era una continuazione a strappare erba per tenere pulito il vialetto che portava alla porta della villettina. Ovviamente si coltivava anche il giardino e papà, da bravo contadino, seminava un po’ di tutto, con grande soddisfazione nostra e delle sorelle.
Nel frattempo rimanemmo qualche anno in quel domicilio fino a quando papà trovò un appartamentino in vendita e ci trasferimmo nella nuova residenza. Io nel frattempo avevo terminato le scuole ed avevo cominciato a lavorare così come anche mio fratello.
Era un altro respirare ….
Nel frattempo la vita scorre, con i suoi alti e bassi … posso dire che rispetto a cinquanta anni fa, oggi abbiamo le nostre abitazioni in cui vivere serenamente. Ovviamente senza mai dimenticare Colli che era, è, e rimarrà sempre nel nostro cuore. Senza mai dimenticare amici e parenti e, nel corso del tempo, abbiamo sempre cercato di tornare quando ci è stato possibile. Per non dimenticare le origini e tutte le belle persone che abbiamo incontrato.
Mio Padre, fino agli ultimi giorni della sua vita, era sempre con il pensiero rivolto a Colli. Io fin quando lui ha potuto, l’ho portato a rivedere il nostro benamato paese.
Per quello che mi riguarda ho studiato, ho preso un diploma da Perito Meccanico ed ho fatto il mio lavoro presso una Multinazionale Italiana del settore Gomma e Cavi per quarant’anni come tecnico di Ricerca e Sviluppo nel settore degli Pneumatici. Adesso da qualche anno sono pensionato e per hobby mi piace fare volontariato, scrivere qualche cosa che alcuni, bontà loro, chiamano Poesie. Ho pubblicato sei raccolte: alcune comprendono anche delle fotografie del nostro amato Paese che mi sono state inviate dalle mie carissime amiche Collesi.
Non è granché, lo riconosco, ci sono persone molto più importanti che hanno fatto molto più di noi e della nostra famiglia. Ognuno ha percorso la sua strada ma ciò che conta è che durante quel percorso non si sia perso di vista ciò che siamo e da dove veniamo.
Un grande, cordiale saluto
Gaetano D’Alessio




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